Desenfadado

Riflessioni utili e inutili

Apprendisti stregoni…

euros1 Dicono che se non altro non rubano. Ottimo. Ma quello che mi fa infuriare è che una cosa banale come la normalità debba diventare un merito.

Non rubare mentre gestisci la cosa pubblica dovrebbe essere la base da cui partire, non un “superpotere” invece mi rendo conto che l’unica ragione per cui ho dato la mia preferenza ai 5 stelle è perchè non rubano.

Ora avendo visto e avendone conosciuti mi chiedo se non rubano perchè realmente onesti o perchè non sono in grado di farlo perchè troppo stupidi? Certo che si tratta di una domanda retorica e sicuramente stupida, visto che la maggiorparte non ruba perchè onesta, e visto che qualcuno ruberebbe se potesse. Ma non è questa forse la stessa situazione degli altri partiti?

E quindi dov’è la differenza? In dove sono diversi dagli altri quei loschi figuri che cercano di chiudere in se tutto il potere decisionale accusando poi gli altri di non partecipare alle decisioni? A me sembra che stiamo assistendo ai tentativi di formazione di una casta, formata da gente impreparata e incompetente che scambia la lettura di post in rete con uno studio dettagliato, con una competenza, che cerca di riciclare carriere e vite deludenti e frustranti buttandosi nella politica.

Penso che così non se ne esca, il mito del buon cittadino ignorante serve forse a spaccare tutto, ma a chi serve spaccare tutto se non ai mediocri? Chi ci guadagna veramente?

Il fatto di dichiararsi onesti non può essere l’unico discrimine.

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viversi addosso le cose…

20131030-090650.jpgNon basta leggerle, ma a volte bisogna anche viverle perchè se no non si è contenti, almeno pare che io non lo sia.

In questo periodo si tratta di Se, di Kipling (Si, quella di Marzullo)…

“Se saprai mantenere la testa quando tutti intorno a te
la perdono, e te ne fanno colpa.
Se saprai avere fiducia in te stesso quando tutti ne dubitano,
tenendo pero’ considerazione anche del loro dubbio.
Se saprai aspettare senza stancarti di aspettare,
O essendo calunniato, non rispondere con calunnia,
O essendo odiato, non dare spazio all’odio,
Senza tuttavia sembrare troppo buono, né parlare troppo saggio;

Se saprai sognare, senza fare del sogno il tuo padrone;
Se saprai pensare, senza fare del pensiero il tuo scopo,
Se saprai confrontarti con Trionfo e Rovina
E trattare allo stesso modo questi due impostori.
Se riuscirai a sopportare di sentire le verità che hai detto
Distorte dai furfanti per abbindolare gli sciocchi,
O a guardare le cose per le quali hai dato la vita, distrutte,
E piegarti a ricostruirle con i tuoi logori arnesi.

Se saprai fare un solo mucchio di tutte le tue fortune
E rischiarlo in un unico lancio a testa e croce,
E perdere, e ricominciare di nuovo dal principio
senza mai far parola della tua perdita.
Se saprai serrare il tuo cuore, tendini e nervi
nel servire il tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
E a tenere duro quando in te non c’è più nulla
Se non la Volontà che dice loro: “Tenete duro!”

Se saprai parlare alle folle senza perdere la tua virtu’,
O passeggiare con i Re, rimanendo te stesso,
Se né i nemici né gli amici più cari potranno ferirti,
Se per te ogni persona contera’, ma nessuno troppo.
Se saprai riempire ogni inesorabile minuto
Dando valore ad ognuno dei sessanta secondi,
Tua sara’ la Terra e tutto ciò che è in essa,
E — quel che più conta — sarai un Uomo, figlio mio!”

 

Se proprio vogliamo eccola in versione originale.

“If you can keep your head when all about you
Are losing theirs and blaming it on you;
If you can trust yourself when all men doubt you,
But make allowance for their doubting too:
If you can wait and not be tired by waiting,
Or being lied about, don’t deal in lies,
Or being hated, don’t give way to hating,
And yet don’t look too good, nor talk too wise;

If you can dream—and not make dreams your master;
If you can think—and not make thoughts your aim,
If you can meet with Triumph and Disaster
And treat those two impostors just the same:
If you can bear to hear the truth you’ve spoken
Twisted by knaves to make a trap for fools,
Or watch the things you gave your life to, broken,
And stoop and build ‘em up with worn-out tools;

If you can make one heap of all your winnings
And risk it on one turn of pitch-and-toss,
And lose, and start again at your beginnings
And never breathe a word about your loss:
If you can force your heart and nerve and sinew
To serve your turn long after they are gone,
And so hold on when there is nothing in you
Except the Will which says to them: “Hold on!”

If you can talk with crowds and keep your virtue,
Or walk with Kings—nor lose the common touch,
If neither foes nor loving friends can hurt you,
If all men count with you, but none too much:
If you can fill the unforgiving minute
With sixty seconds’ worth of distance run,
Yours is the Earth and everything that’s in it,
And—which is more—you’ll be a Man, my son!”

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Farinetti da Eataly a Sharm el Sheik… non è che ci hai sfrantumato?

Farinetti da Eataly a Sharm el Sheik… non è che ci hai sfrantumato?

Ora uno che ce la mena da anni con la tiritera dell’ottimismo che è il sale della vita (e ottimamente i suoi ipermercati hanno chiuso), poi che ce la stramena con lo slow food de noartri aprendo degli autogril carissimi, che perlomeno abbia la decenza di non pontificare sul turismo, sporattutto perchè ne capisce poco e ne sa ancora meno. Come diceva la mia prof di chimica Farinetti taci che fai più bella figura.

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Cap Holding a sua o a nostra insaputa?

Quando chiamiamo qualcuno Egregio, gli stiamo facendo un grande complimento; infatti deriva dal latino EX GREX, e significa “colui che esce dal gregge”, colui che si distingue. In realtà esiste anche EGREGIA al femminile, anche se poco usato, ed il significato è lo stesso.
Sindaco (che non è sbagliato, ma nemmeno corretto, se indicato al femminile) significa “PATROCINATORE DI GIUSTIZIA”.
Quindi per esprimere la propria indignazione, chiedendo ragione della poco chiara faccenda di CAP HOLDING, scriveremo all’ EGREGIA SINDACO, ossia staremo scrivendo alla “Patrocinatrice di giustizia che esce dal gregge” ed è interessante notare che questo titolo è a sua insaputa.
E’ altresì interessante notare che la Patrocinatrice, in qualità di rappresentante di Cinisello Balsamo, è proprietaria di CAP HOLDING (la società che gestisce l’acqua pubblica, vedi nostro comunicato del 3 marzo), e lo è a sua insaputa.
Ora, il punto importante è che CAP HOLDING è nostra, mia, tua, sua, di tutti i cittadini di Cinisello Balsamo, e anche se lo è a NOSTRA INSAPUTA, noi non accettiamo più che non sia gestita a nostro favore. E non ci sono greggi che tengano, perchè i veri EGREGI siamo noi, i cittadini che chiedono conto alla Patrocinatrice delle sue azioni.

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CERTE ESPERIENZE SONO UNICHE

1185878_10201222920348543_1308663378_nAlle volte capita di vivere esperienze magiche e anche mistiche, che lasciano piacevoli ricordi e ammirazione per l’efficacia che dimostrano.

La scorsa domenica sono andato con un po’ di curiosità mista anche a scetticismo (il grigio-milanese mi è ormai penetrato nell’animo) a vedere qualcosa di non molto chiaro ne famoso, spinto solo dalla curiosità. Mi si è aperto davanti un viaggio al di la dello specchio, mi sono sentito come Alice nel paese delle meraviglie. Scendere le scale del circolo Ohibò Kasba era come entrare in un flusso di energie dolci e creative, accompagnato dalla fantastica performance di un quintetto che accappellava canzoni pop, per poi entrare in questo giardino segreto e quasi sotterraneo dove il bianconiglio si presentava in tutte le sue forme.

Gente interessante e tranquilla che socializzava seguendo le onde e i flussi di quell’energia sorridente, misteriosa e senza faccia, come fossimo nella tana dello stregatto. Oltre la prima porta un tunnel di colori e piccole luci che si apre in uno spazio allestito con figure piatte translucide ma umane immerse in un rosso relativo; non potevo che essere nella reggia della regina di cuori e quelle immagini non erano altro che le sue guardie. Ma oltre la reggia si apriva lo spazio dell’impossibile, magia pura e acrobazie, tuffi nel passato franchista e botte in un sacco, trattamenti sciamanici e riflessioni su facebook.

I ricordi di quest’esperienza restano vivi e il viaggio intrapreso non potrà più essere cancellato, per questo aspetto la prossima volta che IRREALITY SHOW accadrà.
IRREALITY SHOW, è un evento organizzato egregiamente da Donato Mazzarella, uno dei professionisiti più competenti, visionari e creativi nella comunicazione prossemica. Donato ha la capacità di rendere reali ed efficaci le idee, è quasi come fosse perennemente connesso con l’anima del mondo, coinvolgendo i migliori talenti solo grazie alla passione che riesce a generare e a far generare.

Consiglio di non perdere la prossima creazione del Mazzarell1378323_404203373038973_1563549935_na, potrebbe essere mistica.

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Perchè proprio quella vacanza?

20120616-121137.jpgQuando si avvicinano i ponti di primavera si inizia a pensare alle vacanze, e inizia il pellegrinaggio tra web e agenzie (più web in realtà) alla ricerca del viaggio che più ci ispira.

Ma cosa si cerca in realtà?

Il processo di acquisto delle vacanze (parliamo di turismo leisure e il soggetto è il cliente viaggiatore) è cambiato, ma il cambiamento non è superficiale, si tratta di una drammatica rivoluzione che ha influenzato profondamente il mercato dei viaggi, tanto profondamente e velocemente che l’offerta non si è adattata andando verso un inevitabile declino. Chiunque abbia visitato la BIT (o altre fiere del turismo) recentemente ha potuto osservare con i propri occhi quanto l’offerta sia morta. Dico morta perchè l’impressione era quella di visitare un campo di battaglia con pochi e mutilati sopravissuti. A questa apocalisse non scampano gli enti del turismo, i consorzi e gli assessorati, realtà di interesse politico senza più fondi ne scopo, persi come sono nella distribuzione di informazioni (inutili e non aggiornate, superate dalla rete) e dall’illusione di “stimolare il mercato” con campagne banali e invisibili. Ma anche le imprese di intermediazione TO e ADV, oltre che di erogazione dei servizi, sono perse nel marasma, chiuse tra la potenza di fuoco dei colossi del web e dei concorrenti, una guerra dei poveri dove tutti non possono che soccombere.

Unico soggetto che guadagna è il cliente (la domanda, in un ottica di mercato), guadagna in prezzi che crollano ma raramente in soddisfazione sui servizi e soddisfacimento dei suoi bisogni. Già, il punto è quello, i bisogni. L’offerta resta ottusamente chiusa nel considerare il turismo come la vendita di prodotti geografici, o culturali, o artistici, o naturali, senza ricordare che un prodotto è quel bene (o servizio) che soddisfa un bisogno, e quindi non è il bisogno che si deve adattare al prodotto, ma tutto il contrario.

Quei pochi che si sono posti il problema hanno iniziato a cambiare la loro offerta e a considerare come accessorio quello che prima (e talvolta ancora) era considerato prodotto vero e proprio.

La scelta della vacanza leisure inizia con la ricerca di un’esperienza, un’emozione, questo è il bisogno. Se poi per avere l’emozione del relax devo prenotare un volo, un hotel un ristorante o un massaggio, non importa, perchè sono una serie di beni accessori e anche necessari al prodotto che cerco, quello che soddisfa il mio vero bisogno.

Parliamone!

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I segreti delle low cost

probabilmente una triste scelta di comunicazione

probabilmente una triste scelta di comunicazione

Quando si parla di low cost il concetto che per primo viene in mente, è il risparmio, seguito da un dubbio sulla qualità dei servizi e spesso dall’immagine di un aereo non proprio in ottimo stato di manutenzione. Questo stereotipo può rappresentare l’idea dei voli low cost, un fenomeno che ha avuto la forza di rivoluzionare la filiera del trasporto aereo. Tuttavia dietro questa immagine possiamo intravedere tecniche e strategie messe in atto per ottimizzare i costi e massimizzare i profitti. In fondo il sistema low cost non è altro che un modo per ottenere il fine di ogni impresa, ossia il profitto.

…vabbè io prenoto, tanto costa solo un centesimo di euro […] se poi non partiamo fa niente… (Low cost, bassi costi, alti stress. Viterbo: Stampa alternativa/Nuovi equilibri)

Frase comune, già sentita quando si parla di low cost. Infatti si considerano le linee aeree come rappresentanti principali del concetto di low cost, mentre low cost è un sistema economico che si può trovare in molti settori, dalle banche agli arredamenti, dalle assicurazioni alle catene di distribuzione di abbigliamento e di supermercati. Le caratteristiche principali di una gestione low cost sono l’ottimizzazione delle risorse e il taglio dei costi.
Tutto nasce dalla decisione strategica di portare il proprio prodotto o servizio a un numero sempre maggiore di clienti e utenti entrando in fasce di mercato diverse e non ancora sviluppate, un approccio rivoluzionario che vede coinvolte tutte le leve di marketing, dalla ristrutturazione del prodotto (e dei processi produttivi e organizzativi che lo creano), alle rilevanti riduzioni di prezzo, alla ricostruzione della distribuzione (che diventa più capillare e accessibile), a una promozione aggressiva e presente in più media possibili. Questo processo può avere inizio da fenomeni di liberalizzazione dei mercati, da innovazioni tecnologiche o semplicemente dalla necessità di crescita di alcune aziende operanti in settori di mercato chiusi o non più in crescita.
Sebbene low cost significhi costi bassi, non bisogna cadere nella trappola semantica e fraintenderne il significato con prezzi bassi (nel qual caso sarebbe low price); per costo s’intende un flusso economico associato a un evento commerciale (si sta parlando di gestione d’impresa), e non s’intende prezzo (ossia il valore di un bene o servizio espresso in moneta che varia in base alle dinamiche di domanda e offerta); ne consegue che il prezzo del bene o servizio potrà sostenere ribassi maggiori di quelli della concorrenza (potrà essere quindi più basso), e non viceversa. E’ anche vero che nell’accezione comune s’intende con low cost qualcosa di economico, e quindi anche questo malinteso diventa un mezzo per promuovere il prodotto efficacemente. Ci sono casi in cui società che pur applicando rigidamente una filosofia gestionale low cost, preferiscono non comunicarlo, per salvaguardare il posizionamento dei loro brand di prodotto, o per evitare di essere considerati poco affidabili, come nel caso di banche e assicurazioni.
…Pochi conoscono il corretto significato di «low cost». L’espressione «low cost» non si riferisce direttamente al prezzo del prodotto o del servizio ma a un modo nuovo e più efficiente di interpretare la produzione e la commercializzazione di beni e servizi, grazie al quale è possibile proporre sul mercato prezzi minori per i consumatori. Le principali ottimizzazioni che caratterizzano la filosofia produttiva low cost sono: l’adozione di business model innovativi, miglior gestione dei processi produttivi, utilizzo del canale e- business, efficiente gestione dei flussi informativi, efficiente gestione della catena della fornitura. Il low cost è oggi presente anche in campo finanziario, grazie alle banche dirette, che sono in grado di offrire i propri servizi finanziari senza l’ausilio di filiali, ma tramite canali automatici (come Internet e mobile Internet) e tramite call center, agenti e promotori finanziari. In Italia banca diretta è spesso considerata sinonimo di «banca online», perché Internet è il canale più utilizzato per erogare i servizi. Un conto corrente presso una banca online può costare fino al 90% in meno di un conto presso una banca tradizionale. (Redazione il Giornale. (2011, 11 7). Low cost significa efficienza – IlGiornale.it. Tratto il giorno 9 30, 2012 da Il Giornale)

Low cost significa soprattutto abbattere i costi sia diretti che indiretti,  operando su varie leve e non necessariamente solo nella qualità delle materie prime o nello sfruttamento della manodopera. Resta inteso che il principale effetto della gestione low cost è l’aumento del margine operativo lordo (MOL) e di conseguenza degli indicatori successivi come EBITDA, margine operativo netto (EBIT) e utile netto. La marginalità generata è quindi da considerarsi su tutto il sistema impresa.
Applicare le caratteristiche di un sistema low cost non è impossibile, probabilmente una piccola impresa non riuscirà a creare un gruppo che controlla tutta una filiera come Zara o IKEA, ma si possono studiare sistemi di collaborazione stretta come consorzi o compartecipazioni nel capitale che possono permettere anche alle PMI di avere un accesso facilitato alle materie prime. L’approccio marketing (ambiente, prodotto, prezzo, distribuzione e promozione) può essere sostenuto facilmente da ogni PMI, così come si può intervenire nell’organizzazione del lavoro dello staff per renderlo più produttivo e per tagliare gli sprechi.
Sono però le politiche di motivazione delle risorse umane e la cura che l’impresa dedica alla crescita del proprio capitale umano che possono permettere una reale razionalizzazione dei costi ed un costante sviluppo di ogni impresa, facendo sì che i propri dipendenti diventino i primi testimonial del brand aziendale.

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Primarie a Cinisello

electionStavolta non ci sono i fantastici 5, tuttavia i candidati per la sinistra a Sindaco sono cinque, la domanda è da dove vengano, con quali criteri sono stati nominati candidati?

Chi ha deciso che loro saranno i candidati del centrosinistra? Non mi risulta ci siano state consultazioni al di fuori delle stanze oscure (non nel senso di botteghe) delle segreterie cittadine, quindi sono esponenti di quella nomenclatura che il voto di sue settimane fa ha bocciato.

Perchè è così difficile applicare le regole della democrazia, dove una testa vale un voto? Il Movimento 5 stelle sbanca perchè le applica, perchè è raggiungibile da tutti, perchè non ha nomenclatura (è troppo giovane per poterla avere forse, tant’è che non ne ha). Se si accusa il movimento di incompetenza, si fa un grande errore perchè il movimento è formato da tanta (tantissima) gente e ogni testa è diversa dalle altre, ci sono sicuramente gli incompetenti, i buoni, i simpatici, gli stronzetti ecc ecc. Niente più e niente meno di quello che è la società, rappresentano la gente. Anche per questo ispirano fiducia e anche tutte le accuse di dittatura settarista crollano quando si considera che l’unico legame che lega il movimento è la voglia di cambiare le cose mettendosi al servizio della comunità, semplicemente.

E’ veramente difficile immaginare che c’è chi fa politica senza pensare alle proprie tasche? Immaginarlo o meno non conta, perchè hanno dimostrato di esserci, e mi spiace per la struttura della sinistra, perchè non ce l’ha fatta a fare il salto e a scendere in mezzo alla gente.

Andreotti diceva che il potere logora, e forse aveva ragione.

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Elezioni, master, tsunami e altre amenità…

Il mio spazio elettorale

Il mio spazio elettorale

Secondo lo schema che pubblico io (PIERP) sarei molto vicino a SEL di Vendola, il che è vero, se non altro per le sue posizioni sui diritti civili e in particolare sulla sua posizione a riguardo del matrimonio, tuttavia anche quello che indicava Giannino di Fare mi interessava peccato che sia caduto nell’errore peggiore di chi si presenta come moralista, ovvero mentire sulle proprie credenziali, risultato ha perso ogni appeal nei miei confronti (immagino che a lui personalmente non gliene possa fregare di meno).

Giannino, Dimissioni irrevocabili

Il punto è che la sua intelligenza e preparazione non aveva bisogno di nessuna ufficialità, per essere riconosciuta, poteva tranquillamente dichiarare il vero, mentire su Laurea e Master lo ha posto in uno stato di non affidabilità, e sinceramente mi sento preso in giro per tutte quelle volte che lo ho seguito dandogli ragione mentre sbraitava e sbiascicava dai microfoni di Radio24. Lui può continuare a dichiarare che è colpa dello stagista, peccato che alla Zanzara ieri sera io abbia sentito con le mie orecchie la registrazione di lui che dichiarava di aver preso il Master in “pschssss” (non si capisce in cosa, ma dichiarava di averlo preso). Triste pensare che in relatà non è nemmeno laureato (secondo quanto traspare dall’intervista con Mentana). Ora perchè allora voleva fare sta rivoluzione liberale? Perchè mi viene il sospetto che voleva solo accaparrarsi un posto “al sole”?

Oggi poi i caproni postano un video meschino e stupido scimmiottando il meraviglioso messaggio passato a Sanremo. Non li nomino nemmeno ma mi auguro che abbiano capito quanto profonda sia la loro ignoranza e stupidità. Forse Vendola ha dato la migliore risposta possibile e forse lo schema nell’immagine ha ragione, mi sa proprio che io sia affine a SEL. Spero solo di decidere entro domenica…

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San Valentino alla BIT, un amore che ritorna

Bit 2013

Bit 2013

Arriva San Valentino e arriva la BIT, e anche arrivano le elezioni, sembra proprio di vivere un dejà vu. San Valentino è facile da gestire, ce la si può cavare con una scatola di cioccolatini, le elezioni pure, basta fare attenzione a non sbagliare il simbolo e non creare “merdoni” governativi. Diverso è per la BIT, si tratta di un evento con molti livelli comunicativi.

In primo luogo è lo specchio dello stato del mercato turistico e culturale Italiano, infatti l’abbondanza o la mancanza di espositori e visitatori riflette lo stato del mercato, e negli ultimi anni il segnale era triste. Triste perchè i Tour Operator erano pressochè scomparsi (collateralmente stanno scomparendo dal mercato), triste perchè gli Enti del Turismo non offrivano nulla di realmente nuovo (collateralmente la loro offerta è morente e ripiegata su se stessa), triste perchè i visitatori professionali e il pubblico giravano a vuoto cercando idee e soluzioni (collateralmente se la devono cavare da soli).

Tutto questo non fa altro che essere specchio dello stato del mercato turistico italiano, dove i produttori e i promotori sono in prognosi riservata se non in rianimazione, in uno stato che continua a peggiorare. Certo c’è la crisi, c’è internet, c’è concorrenza…

Tutte scuse, perchè se chi ha il ruolo di produrre viaggi si occupasse professionalmente e con competenza di fare il suo lavoro in un mercato dinamico, libero e concorrente non può che avere risultati. Se un’Ente del Turismo si occupasse di promuovere efficacemente e con competenza la sua destinazione senza cazzeggiamenti vari, non avrebbe nulla da lamentare e tranquillamente vedrebbe i suoi risultati.

Il problema del turismo purtroppo è uno solo, la scarsa (se non nulla) professionalità di chi sta ai vertici. E’ un morbo che uccide e spegne ogni sviluppo, aprendo la strada al nulla e al disastro, e la passione sfrenata dei piccoli operatori e dei dipendenti che accettano stipendi da fame pur di lavorare nel turismo, non basta più a mantenere a galla il sistema. Ed è un gran peccato perchè il turismo è libertà, è comunicazione, è crescita sociale e culturale, è ricchezza. Bisogna avere il coraggio di dire agli incompetenti di farsi da parte e di ricominciare da zero, sostituiamoli con chi ha dimostrato, numeri alla mano, di portare risultati.

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